Vivavoce - Rivista d'area dei Castelli Romani

RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

If Provincia then

Monte Compatri

"Se riuscissimo a costruire una classe dirigente che sappia superare gli sbarramenti culturali dei campanili, daremmo prova di grande maturità politica e amministrativa.

Marco De Carolis
"

 

Sindaco, sembra che il destino delle Province sia segnato. Con la recente manovra finanziaria approvata dal Parlamento sembra avviato il processo che porterà alla abolizione delle Province, o quantomeno al superamento di esse. Una ipotesi è che possano essere sostituite da enti territoriali più ristretti, più rispondenti ad "aree omogeneee"... Secondo lei, l'area dei Castelli Romani è un'area "omogenea"?
Senza dubbio...

E quali sono gli elementi gli elementi di omogeneità che caratterizzano i Castelli Romani?
La morfologia stessa del territorio, e poi la storia, le tradizioni e la cultura comune. Sì, proprio la cultura è un denominatore comune che caratterizza i Castelli Romani, e sotto diversi profili...

Secondo Lei quindi è auspicabile che ci sia un ente territorialmente limitato... chiamiamolo "Area dei Castelli Romani"... che affronti i problemi dell'area?
E' auspicabile purchè ci sia una operatività effettiva e completa..., secondo me non può esistere una struttura di questo tipo se non ha una competenza poco concreta sul territorio.

Di quali strumenti, di quali poteri dovrebbe essere dotato questo ente sovra-comunale, di quali settori dovrebbe farsi carico? Penso ai trasporti, alla sanità...
Secondo me, se si vuole che i servizi erogati attualmente dagli enti locali siano efficienti - e se si vuole razionalizzare la spesa pubblica... - è indispensabile che questi servizi siano affidati a una struttura sovraordinata rispetto ai comuni. Tutti i comuni si sono attrezzati o si stanno attrezzando, per esempio, per la raccolta differenziata... La direttiva prevede la realizzazione di isole ecologiche e ogni comune sta realizzando la sua isola ecologica... Allora dico: se si facesse un'unica isola ecologica in cui ogni comune possa gestire il suo settore, allora si potrebbe arrivare a spendere anche un milione... o anche due milioni di euro per un'isola ecologica che però sarebbe utilizzata da vari comuni! Ecco una grande razionalizzazione della spesa pubblica... Ecco un grande risparmio! E questo vale anche per il trasporto pubblico locale. Un esempio per tutti: a Colle Mattia arriva il pullman di Montecompatri ma arriva anche il pullman di Monte Porzio. Allora io dico: se il trasporto fosse gestito in modo coordinato, basterebbe pochissimo per risparmiare e per dare un segnale di efficienza del servizio, soprattutto riprendendo le direttive che il governo sta dando e che saremo costretti obtorto collo a dover attuare... quindi, se vogliamo essere competitivi a livello mondiale nella fornitura di servizi dobbiamo cominciare a razionalizzare.

A quali strumenti operativi pensa? Pensa all'esempio della comunità montana, del consorzio SBCR, oppure ad un ente sovra-ordinato?
Penso ad un ente sovra-comunale che possa essere rappresentativo dei vari enti territoriali locali.

Una sorta di federazione...
Sì, una sorta di federazione. Ma la politica deve fare un salto di qualità, deve essere razionale. Deve superare i facili campanilismi, i personalismi, la voglia di impadronirsi di qualche cosa e si deve creare un ente che rispetti effettivamente tutti, dia pari dignità a tutti... a prescindere dal numero degli abitanti. Se facciamo tesoro degli errori del passato e cominciamo a costruire insieme un percorso che ci permetta di fare dell'ingegneria costituzionale, allora potremo superare questo momento di difficoltà, addirittura capitalizzarlo, e creare una struttura che finalmente sappia rispondere meglio alle esigenze del territorio.

Dobbiamo convertire le difficoltà in opportunità...
Il comune è un produttore di servizi, è un'azienda che produce servizi e il profitto di questa azienda è la fornitura dei servizi. Questi servizi sono forniti in modo soddi-sfacente per l'utente? Nella maggioranza dei casi non è così. E se le risorse economiche sono poche, devi fare in modo di unire le forze.

Veniamo ad un problema di non facile soluzione: il rapporto con Roma. Nell'ultimo decennio la popolazione dei Castelli Romani è quadruplicata, arrivando a registrare oltre 300 mila abitanti Addirittura intere zone dei Castelli Romani, se non interi paesi, rischiano di diventare, o già in parte lo sono, periferia urbana, periferia della grande città senza soluzione di continuità nemmeno nel paesaggio... Questo è un problema enorme che mina l'identità stessa dei Castelli Romani. Come affrontare questo pro-blema? La costituzione di un ente "Area dei Castelli Romani", come l'abbiamo definito, può offrire soluzioni?
Sarebbe più preciso dire che che finora i Castelli Romani hanno subito Roma. A questa situazione non è facile sottrarsi, ma fondamentalmente dipende da due circostanze: da un lato, Roma non è soltanto una grande estensione territoriale, Roma contiene in sé una forza che è difficile da fronteggiare... dall'altro, perché la classe dirigente dei Castelli Romani ha fatto poco per fronteggiare adeguatamente Roma, per difendersi. Dico semplicemente che è possibile organizzarsi non per subire questa presenza, ma per trarne dei vantaggi... se i Castelli Romani sapessero organizzarsi meglio di quanto abbiano fatto fino ad ora, probabilmente questa presenza potrebbe essere un indotto importante in termini di crescita economica... e comunque la presenza di Roma non deve essere vista in termini solo negativi: se ci si organizzasse meglio potremmo fare di questa vicinanza un'opportunità di crescita.

Da un rapporto di soggezione a un rapporto di complementarietà...
Certo. Possiamo dire tranquillamente che i Castelli devono imparare a fare tesoro di questa presenza e magari trarne anche un vantaggio.

Anche qui il fattore culturale può essere determinante, perché va elaborata un'idea dei Castelli Romani più adeguata ai tempi moderni... bisognerebbe elaborare delle strategie di crescita e di sviluppo...
Dobbiamo imparare a essere consapevoli delle nostre forze. In primo luogo dobbiamo cercare di collaborare tra di noi... tra i sindaci c'è poca comunicazione, poca comprensione. Bisogna cercare di superare logiche che ritengo ormai superate. Se riu-scissimo a costruire una classe dirigente che sappia superare questi sbarramenti cultu-rali daremmo prova di grande maturità politica e amministrativa.

 

Per la rubrica If Provincia then - Numero 110 maggio 2012